Tuesday , November 24 2020
Home / Lars P. Syll / Le ragioni del “No” all’euro: l’esempio della Svezia

Le ragioni del “No” all’euro: l’esempio della Svezia

Summary:
Le ragioni del “No” all’euro: l’esempio della Svezia Per Lars Pålsson Syll l’eurozona non è mai stata in grado di mostrare significativi aumenti a livello di crescita economica dalla sua creazione, ed anzi non ha fatto che accentuare i problemi che in alcuni casi, vedi Grecia, hanno portato a dei veri e propri disastri. Uno degli argomenti portati a favore dell’euro era che, in caso di adesione, ci sarebbe stata una convergenza a lungo termine in termini di risultati economici come crescita, occupazione, inflazione e debito pubblico. Oggi possiamo vedere che le differenze non solo sono rimaste, ma si sono addirittura intensificate. D’altronde non vi è nulla di cui rimanere sorpresi: rinunciando alla propria valuta si rinuncia di fatto alla possibilità di

Topics:
Lars Pålsson Syll considers the following as important:

This could be interesting, too:

Lars Pålsson Syll writes Has mainstream economics — really — gone through a pluralist and empirical revolution?

Lars Pålsson Syll writes Paul Samuelson and the ergodic hypothesis

Lars Pålsson Syll writes Using ‘small-world’ models in a large world

Lars Pålsson Syll writes Economic methodology

Le ragioni del “No” all’euro: l’esempio della Svezia

Le ragioni del “No” all’euro: l’esempio della SveziaPer Lars Pålsson Syll l’eurozona non è mai stata in grado di mostrare significativi aumenti a livello di crescita economica dalla sua creazione, ed anzi non ha fatto che accentuare i problemi che in alcuni casi, vedi Grecia, hanno portato a dei veri e propri disastri.

Uno degli argomenti portati a favore dell’euro era che, in caso di adesione, ci sarebbe stata una convergenza a lungo termine in termini di risultati economici come crescita, occupazione, inflazione e debito pubblico. Oggi possiamo vedere che le differenze non solo sono rimaste, ma si sono addirittura intensificate.

D’altronde non vi è nulla di cui rimanere sorpresi: rinunciando alla propria valuta si rinuncia di fatto alla possibilità di avere una politica monetaria. Si dovrà ricorrere al mercato per finanziare la spesa pubblica, cosa che come ben sappiamo in Italia può diventare molto costosa e a volte molto difficile.

Inoltre l’adesione all’euro porta con se l’impossibilità di adottare liberamente misure economiche atte a garantire determinati livelli di occupazione e di servizi pubblici. Secondo Syll diventa chiaro come l’euro non sia un progetto economico ma fondamentalmente un progetto politico, che mira a realizzare quello che non è riuscito alla rivoluzione liberista, che ha avuto i suoi massimi esponenti politici in Reagan e la Thatcher a partire dagli anni ’80 …

La domanda che si pone Syll e che ci poniamo tutti noi è se i popoli europei vogliano davvero privarsi dell’autonomia politica ed economica, imporre salari più bassi e tagliare la spesa pubblica e quindi i servizi essenziali, alle prime difficoltà? I popoli europei sognano davvero una crescente disuguaglianza e un sovrastato federale? …

La dura realtà mostra come sia difficile, lungo e pieno di sacrifici il percorso necessario per uscire da una crisi economica e ristabilire determinati livelli di occupazione e di crescita economica in una nazione senza sovranità monetaria, dove non sia possibile condurre adeguate politiche fiscali. Per quanto tempo ancora dovremmo sopportare le continue ingerenze? Quante persone ed imprese dovranno essere rovinate prima di porre fine a questo progetto folle chiamato euro?

Claudio Freschi / Il Primato Nazionale

Lars Pålsson Syll
Professor at Malmö University. Primary research interest - the philosophy, history and methodology of economics.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *